XXXV

By Francesco Bolognetti

Ciò ch'io dico Alessandro ascolta intento,

e con le orecchie ben non pur l'ascolta,

ma fa che via non se lo porti il vento,

e ben che io tel dicessi un'altra volta

brevemente, e secreto a bocca alhora,

c'havevi già da me licentia tolta,

pur vuo' l'istesso replicarti anchora

palesemente a pieno in queste carte,

perché tu l'habbia innanzi a gli occhi ogni hora.

Né sendo intention la mia di farte

orator, né poeta, accorto pesa

le cose solo, e non l'ingegno e l'arte,

di voi miei figli solo havendo intesa

a l'util misto con l'honor la mente,

che ogni arte da me sia vilipesa.

Fissando gli occhi a ciò principalmente,

ch'ogniun di voi sia ne la via di Christo

devoto e pio, nel resto poi prudente,

benché d'Alberto, tuo fratel, già visto

l'essempio havendo, che ne la sua scola

molto sei stato, ma con poco acquisto,

supplir potrei con questa sol parola:

imita tuo fratel, norma ti sia

per tutto sempre la sua vita sola.

Pur vuo' di parte in parte, hoggi la via

mostrarti, d'arrivar con passo certo

dove ogni saggio d'arrivar desia.

E benché io nulla sia nel girvi esperto,

però posso a te far le strade note,

e il camin dritto dimostrarti aperto.

Io sono a la sembianza d'una cote

che di rendere ha forza il ferro acuto,

se ben quella giamai tagliar non puote.

Dunque Alessandro ascolta, e con l'aiuto

del Sommo Padre attendi homai, perch'io

comincio a dirti quel, ch'io son tenuto.

Ama Quel, che ver' huomo, e vero Iddio

da pietà spinto in terra venir volse,

per liberarci dal peccato rio,

e che sopra di sé tutte si tolse

le nostre colpe, e che di nodi avvinto

noi dai legami de la legge sciolse;

e che d'humana e fragil carne cinto,

ferì l'empio Sathan col legno forte

de la sua croce, ond'ei rimase vinto;

e che ci aperse le celesti porte,

e che ucciso dai suoi con tanto scorno

diede a noi vita, e ne scampò da morte,

e che vittorioso il terzo giorno

risuscitò fuor del sepolcro altero,

di palme e di trophei sublimi adorno,

ma pria domò Pluton superbo e fero,

quei Patriarchi da l'oscuro Inferno

trasse a goder l'eterno lume vero;

e che d'ogni fedel dato il governo

a Pietro, e a gli altri successori suoi,

con gloria salse al Sommo Padre eterno;

quindi o pena, o mercede a tutti noi

vivi, e morti conforme al male e al bene

darà nel giorno del giudicio poi.

Ma di esprimere a me non si conviene

tanti misterii sacri, alti e sublimi,

né tengo anchor di poter farlo spene.

Questo precetto adunque habbi tra i primi

anzi primier fra tutti, onde maggiore

d'ogni altra cosa questa cosa stimi:

d'amar Christo Giesù con tutto il core,

e fisso e fermo stia dentro al tuo petto

di non offender Quel sempre timore.

Qui tenda ogni tuo fatto, ogni tuo detto,

pronto ringratia Quel mattina e sera,

così a l'entrar come a l'uscir del letto.

Perché Sua Maestà mai con maniera

nuova non cessa di mandar giù nuove

gratie dal Cielo a chi ben sempre spera.

Fa che per tutto in quelle parti, dove

sarai, la Messa ascolti ogni mattina,

né te pria d'essa il cibo unqua ritrove.

Di Giesù sempre al nome il capo china,

perché ogni lingua questo nome santo

confessa e pronto ogni ginocchio inchina.

Ma fermar qui mi voglio, perché quanto

si parla più de la religione,

più sempre da parlar sovviene in tanto.

In somma habbi ogni dì devotione

di dire officio, o salmi, o paternostri,

con qualche altra devota oratione.

Fa che di fuori mai non ti dimostri

miglior di quanto sei dentro, il che molti

farisei far si veggiono a i dì nostri.

Non vuo' che incauti sian gli huomini, o stolti,

ma siano accorti e saggi; pur che i cori

scoprano a tutti, come fanno i volti.

Quanto più si maneggiano, migliori

sian ritrovati ogni hor, né serpe ascosa

portino mai tra vaghe herbette e fiori.

Dopo Iddio poscia la seconda cosa

fino a la morte il tuo Signor con fede

servendo, in questo ogni pensier riposa.

Non speme d'acquistarne al fin mercede

ti muova, ma desio di far quel tutto,

che del buon Cortigian l'honor richiede.

E poi che in Roma a star ti sei ridutto,

vegghia la notte e il giorno a le portiere

del tuo Signor, se far brami alcun frutto.

Quel, che non tocca a te, di non vedere

fa vista e dove tu non sei chiamato,

fuggi d'entrar con tutte le maniere.

Verso d'ogniun convien mostrarsi grato,

gentil, benigno, affabile e cortese,

se anchor tu vuoi da gli altri esser'amato.

Né mai bisogna dir: nel mio paese

ho conosciuto il tal negletto, e vile,

e che di padre rustico discese;

più servir diè colui, ch'è più gentile,

e chi deriva da più nobil seme,

più deve a tutti dimostrarsi humile.

Con chi prezza virtù, con chi Dio teme

quel tempo tutto, che ti fia concesso

dispensa, se di te vuoi darmi speme.

Per fare utile a gli altri fa che spesso

non pur, ma sempre a te ne segua danno,

e per far' agio altrui sconcia te stesso.

Che non dichi bugie, che ad altri inganno

non facci, vuo' tacer, perché tai cose

solo i dishonorati huomini fanno.

Conversa con persone virtuose,

ma poi nel pratticar diverse genti

lascia le spine e sol cogli le rose;

di quei, che riputati son prudenti

dal mondo, per giudicio universale,

tien del continuo gli occhi a l'opre intenti.

Quei, che son poi sviati e volti al male,

serbati amici, e di lontano attendi

se in qualche bona parte alcun pur vale.

Poiché la mente mia chiara comprendi,

stringi tutto il mio dir con la tua mano,

e questo poco sol di sugo prendi:

ama Christo Giesù quanto l'humano

affetto puote, e con fe' poi diversa

tuo patron servi, che nol servi in vano;

sta ben con tutti e sol coi buon conversa.