XXXV

By Giovanni Prati

Prigion vasta è la terra; ed a governo

di te, schiavo infelice, il dolor siede:

schiavo t´asconde l´utero materno;

prigionier nelle fasce il sol ti vede.

Le sue catene, anco fiorite, al piede

amor t´avvolge, e poi ti piglia a scherno:

in qual sia parte dell´umana sede,

d´altri e di te sei prigioniero eterno.

— Qua cerchi indarno libertà: né il vero,

né il bello a te la reca. Aquila o lampo,

è un servaggio superbo il tuo pensiero.

La dolce donna, che tu sogni, ha stanza

forse e t´aspetta sotto i fior d´un campo,

che di prigion suprema ha più sembianza.