XXXV
Chi non ha oro o argento
non può aver nessun contento.
Per amor d’argento e oro
si fan tutte queste gale;
gran dolcezza è nel tesoro:
e’ fare’ volare sanza ale;
l’uom magnanimo e reale
sempre vuol fama e onore:
e però questo signore
messo s’è tra l’acqua e ’l vento.
Perché egli è vago del pesce,
vuollo in man mentre che guizza:
nel toccarlo gonfia e cresce,
e gonfiando si dirizza;
e così il suo latte schizza
ch’è piú dolce ch’una manna;
ma vuol essere d’una spanna
il buon barbio, a quel ch’i’ sento.
Qui son degni pescatori,
de’ migliori ch’abbi il mestieri,
d’ogni rete e tuffatori
che van sotto volentieri;
piglion pesci grossi e fieri
che si ficcon per le grotti,
molti bucini han già rotti:
non vi possono star drento
Donne belle, chi volessi
qualche barbio pien di latte,
purché voi ce ne chiedessi,
abbiam pesci di piú fatte.
Deh, non fate come matte,
non lasciate per timore;
contentate un tratto ’l core,
non prezzate oro o argento.