XXXVI (40)

By Luca Contile

O voglia acerba dispietata e dura,

quando l'umana vista odia la luce

ed a bramar mai sempre si conduce

il corpo, degli spirti sepoltura.

Onde vien tal error che rubba e fura

l'eterna pace? E chi n'è scorta e duce?

E chi tanta miseria in noi produce?

Nasce da l'uomo, o forse il ciel n'ha cura?

Il dubbio orrendo dentro al petto volgo,

or dico: è l'uomo; or dico: in ciel si tesse

del corpo e de lo spirto il fine estremo.

Ma quando l'occhio al sommo ben rivolgo,

che 'l vero fine a' nostri cuori impresse,

me stesso incolpo e di me stesso temo.