XXXVI

By Feo Belcari

La mia ignoranza o altro mio difetto

converte ' pensier miei in venti e fumi,

e gli alti monti e gli eccelsi caccumi

fa parer bassi al mio picciol aspetto.

Un mio libro vulgar con un sonetto

mandai per congregar con tuoi volumi,

e sono i versi miei come legumi,

rustici e grossi al tuo gentil affetto.

Ben cognosco al presente el mio errore

ché, essendo alle virtù quasi defunto,

dovrei più presto scrivere a' mie pari.

Supplico te per Dio sommo signore,

da poi ch'io son del mio fallo compunto,

che la indulgenzia alla colpa ripari.