XXXVI

By Francesco Bolognetti

Quel dì, Messer Thomaso, a quindeci hore

fui salvo a Sabbioneta, il Po passato

havendo al dritto di Casalmaggiore.

E quivi stanco, alquanto riposato,

con gran piacer, tutto quel giorno intero,

dal Medico gentil molto honorato,

l'altro, che proprio il dì fu di San Piero,

con tre cocchi e con bella compagnia

di Bozolo pigliai dritto il sentiero;

dove a disnar con somma cortesia

raccolti a Sabbioneta anchor la sera

si ritornò per la medesma via.

Quindi a Casalmaggior poscia, dov'era

gran copia di Thedeschi, il dì seguente

gir volsi, lungo il Po su la riviera:

e ritrovai quell'esser bella gente,

che a punto alhor faceasi la risegna,

e de i suoi duci al detto ubidiente.

Ciascun, dopo la mostra, la sua insegna

seguendo, un pugno di reali prese,

onde se stesso e la moglier sostegna,

e questo lo stipendio era d'un mese,

ciò visto a Sabbioneta ritornai

per vago sempre e fertile paese.

Poi l'altro giorno ad una villa andai

sul Cremonese, il cui nome è Spineta,

dove assai gentil' huomini trovai:

quivi udita la messa, a Sabbioneta

pur fei ritorno anchora e tutto quanto

quel giorno ivi posai con l'alma queta.

L'altra mattina alla città di Manto

passato l'Oglio giunsi, e il Commesaggio,

de' miei sempre ascoltando hor riso, hor canto.

E con quella allegria che per viaggio

vien sempre meco, mentre quivi stetti

nacque e morì del sol tre volte il raggio.

Se i piaceri di Mantoa, e se i diletti

volessi dir, gettarei l'opra in vano,

ma vi saran dal gentil Sasso detti.

Visitai quivi il Cavaliero Urbano,

gentil come fu sempre, ma conviene

seder per la podagra, o gir pian piano.

A voi si raccomanda, e si mantiene

del resto sano, e qualche degna impresa

sempre dissegna e sempre pensa al bene.

Fui consigliato a far quivi una spesa

regia, di cosa che si trova altrove

di rado, ma nel farla hebbi contesa;

per adornarne le mie stanze nuove

ciò feci, e godo ch'altra simil cosa

dal Mincio al Lilibeo non si ritrove.

Quel dì, che da città sì dilettosa

partimmi, coi parenti del Morello

stetti, con mente più che mai gioiosa;

e partendo la sera, un suo fratello

con la moglie, e coi figli d'Oglio in riva

m'appresentaro un gentil dono e bello.

Per la via poi, che a Sabbioneta arriva,

rivolto, quivi giunsi alhor che il sole

da l'hemisperio nostro si partiva.

E con quella accoglienza, ch'usar suole,

dal Phisico gentil di nuovo accolto,

e dal suo caro figlio, unica prole.

E seco l'altro dì tutto, con molto

piacer mio, stato con gli amici intorno,

e commiato da lor più volte tolto.

L'altra mattina a l'apparir del giorno

partimmi, e tra Bressello e Viadana

passato il fiume, a Reggio fei ritorno.

Quindi a Modena giunto per via piana,

dal nostro Bellenzin, novel Catone,

raccolto a pranso fui con vista humana.

Quivi esser giunto il Cardinal Morone

con poca gente il dì medesmo intesi,

mio singular signor, mio gran patrone.

Io gli basciai la mano, e seco spesi

un'hora intera in tal ragionamento,

che ugual diletto a quel giamai non presi.

La sera istessa poi lieto e contento

da Madonna Cassandra mia sorella,

raccolto fui, del sol già il lume spento.

E riposati, e il polver scosso, in quella

maniera si cenò de l'altra volta,

ciascuno allegro in atto ed in favella.

L'altra mattina poi licentia tolta,

per udir messa, ch'era dì festivo,

venne il cocchier gran pezzo a briglia sciolta.

Giunto a Bologna, il terzo dì, sì privo

restai di gusto, ch'ogni più soave

vino e cibo, prendea del tutto a schivo:

e ciò da sopportar m'era sì grave,

che senza febbre e senza doglia alcuna

pareami adosso haver sempre una trave.

Più medici chiamai, che già più d'una

volta, con studio hor questa, hor quella prova

facendo, indarno riuscì ciascuna.

Poi da me stesso con maniera nuova

trovato ho il gusto, né fagiani, o starne

ciò fero, o s'altro di miglior si trova,

ma cavoli e cipolle et agli e carne

di porco salsa et altre cose vili,

onde chi vuol può ciascun prova farne.

Hor già son ritornato a i più gentili

cibi miei consueti, e mi compiaccio

de gli horti e de le mandre e de i cortili.

Di quel perduto gusto incolpo il ghiaccio

di San Secondo, e tanta neve mista,

cosa che a casa mia punto non faccio.

E che sia il vero, Gianni e Giambattista

hanno havuta la febbre, come anchora,

che gli ha lasciati, lor si scopre in vista.

Messer Thomaso adunque eccomi, c'hora

son ritornato a i termini di prima,

di quel fastidio totalmente fuora.

E vi saluto questa volta in rima,

dal sonno per svegliar la vostra Musa,

benché adoprata hoggi non habbia lima.

Già scritto il mio viaggio v'ho diffusa-

mente dal giorno ch'io partì da voi,

hor lasciando il basciar di man, che s'usa.

Sol vuo' dir questo: che nel cor, da poi

ch'io fui costì, quei duo veri Signori

sempr'hebbi, anzi quei duo pregiati heroi.

E spero anchor di più sublimi honori

vedergli adorni; che Dio largo instilla

dal ciel sopra chi merta alti favori.

E stia con mente pur lieta e tranquilla,

che la prole non sol terza, ma quarta

quell'unica vedrà diva Camilla,

pria che da noi per gire al ciel si parta.