XXXVI

By Giosue Carducci

Nel solitario verno de l'anima

spunta la dolce imagine,

e tocche frangonsi tosto le nuvole

de la tristezza e sfumano.

Già di cerulea gioia rinnovasi

ogni pensiero: fremere

sentomi d'intima vita gli spiriti:

il gelo inerte fendesi.

Già de' fantasimi dal mobil vertice

spiccian gli affetti memori,

scendon con rivoli freschi di lacrime

giù per l'ombra del tedio.

Scendon con murmuri che a gli antri chiamano

echi d'amor superstiti

e con letizia d'acque che a' margini

sonni di fiori svegliano.

Scendono, e in limpido fiume dilagano,

ove le rive e gli alberi

e i colli e il tremulo riso de l'aere

specchiasi vasto e placido.

Tu su la nubila cima de l'essere,

tu sali, o dolce imagine;

e sotto il candido raggio devolvere

miri il fiume de l'anima.