XXXVI

By Scipione Errico

Questi che peregrin immoto guati

Marmi superbi, a la diletta sposa

Eresse il gran Giovanne, e l'ha bagnati

Ognor del pianto suo pioggia dogliosa.

Ma perché son indegni aver ascosa

La beltà che rapiro i cieli ingrati,

E vile anco saria tomba pomposa

D'alabastri più degni, e più pregiati,

De lo sposo infelice in mezzo al core

A la sposa gentil potente mago

Degna tomba formò l'industre Amore.

E questo marmo, ov'è l'amato e vago

Velo mortal, quasi un succiso fiore,

Del verace sepolcro è finta imago.