XXXVII

By Giovanni Prati

Sul pauroso mar l´occhio si stende

da la tacita rada, e il cor non trema:

ma, come il pin s´innoltra, e il vespro scende,

e a mano a mano che la terra scema,

grandeggia il cielo e l´acqua, e più non splende

il fanal della costa, una suprema

sconfinata tristezza al cor s´apprende,

né sa ben dir qual nova ombra lo prema.

Forse, o povero cor, tutta ti appare

la picciolezza tua, verme perduto

tra ´l ciel profondo e l´infinito mare!

Pur tu domini l´acque e imperi ai venti.

Povero cor, qual regno hai ricevuto,

se più sei mesto ove più re ti senti!