XXXVII

By Ludovico Leporeo

Gualdo, non è chi a par di te si vante

Tener in suo poter pesce valente

A ritardare in mare incontanente

D'àncora grave più nave valente.

Già il temon d'Ateon l'Egeo solcante,

Che conducea per la marea repente

Di Gnido al lido gioventù innocente,

Domar non fu la sua virtù bastante.

Questi è de' pesci il re, da lui respinte

Son pogge ed orze, e le sue forze pronte

Non fur giamai da' marinai convinte;

Vince le asprezze e le fierezze gionte

Di Tifon, d'Aquilon, d'Eureo le spinte,

Atte a crollare e a dirupare un monte.