XXXVIII

By Giovanni Boccaccio

Pervenut'è, insin nel secul nostro,

che tante volte il cuor di Prometeo

con l'altre parti dentro si rifeo,

di quante se ne pasce un duro rostro;

il che parria forse terribil mostro,

se non fesse di me simil trofeo

sovent'Amor, ch'a scriverlo poteo

far del mio lagrimar penna e inchiostro.

Io piango, e sento ben che 'l cor si sface;

e allor, quand'egli è per venir meno,

debile, smunto e punto per l'affanno,

o Dio! nascoso sento che 'l riface

el mio destin: laonde eterne fieno

le pene che mi disfano e rifanno.