XXXVIII

By Giusto de' Conti

O luci belle, che nel mio dolore

Sete contro al dover sempre sì accorte;

O fronte peregrin, dove ha mia morte

Colla sua man dipinta il mio Signore,

Se l'affannata mente, e il debil core

Non m'ingombrasse altra beltà più forte,

A voi consacraria, mie fide scorte,

Lo ingegno e i miei pensier per farvi onore,

E a voi, labre di rose, onde parole

Sì care sì leggiadre et sì soave

Forma tanto altamente Amor senza arte.

La man, che del mio petto tien la chiave,

Né per suo servo mi ritien, né vuole

Che d'altri io parle et scriva in tante carte.