XXXVIII.

By Giacomo Leopardi

Flegon, Ehous, Pyrois et Ethon

Tremuli anchora del sceptro Apollano

Per la gubernation prava di Pheton,

Già sottoposti al carro avea la mano

Phebeya che con turbida visera

Sentìa il futuro eclypsi proximano.

Nata è la stella che con chiara ciera

Incoronata di peneyda fronde,

Clarendo obscurerà l'altrui lumiera,

Orphano fia Parnaso di joconde

Muse lectate de più dolce canto

Per novella virtù che no s'asconde.

Tacciasi Orpheo, che con cetra tanto

Con Pluto fe' ch'ebbe soa compagnia,

Ma 'l troppo amor se gli converse in pianto.

Taccia Amphion, che con sua melodia

Edifichò poi Thebe, perché nova

Luce radiante a lui parte se obvia.

Minerva et Diana ne fa gran prova

Che t'hanno assumpta per novella ancilla,

Ma questo senza studio pocho giova.

Ricordoti della francha sybilla,

Che ha il sexo femenin tanto onorato,

Per lo dolce parlar che de lei stilla.

Pallas se gloria dello ingegno dato

Da natura gentile a toa persona,

Et già li siedi dal sinistro lato.

Dal dextro fiancho se pon la corona,

Che solamente con studio s'acquista,

Quando per forza il falso s'abandona;

E poi che posta t'hai nell'alta lista,

Fa sì che 'l nome consiegua alla cosa

Per cui fortezza ignoranza s'attrista.

Apollo per paura non si posa,

Abandonato dalle donne nove,

E confortarsi del tucto non osa.

Ma la gratia di quel che tutto move

Sormonti tue virtù d'ogni honor dea

Da cui possanza ogni altra gratia piove;

Non so s'io dica sibylla, o Amedea.