XXXVIII.
Flegon, Ehous, Pyrois et Ethon
Tremuli anchora del sceptro Apollano
Per la gubernation prava di Pheton,
Già sottoposti al carro avea la mano
Phebeya che con turbida visera
Sentìa il futuro eclypsi proximano.
Nata è la stella che con chiara ciera
Incoronata di peneyda fronde,
Clarendo obscurerà l'altrui lumiera,
Orphano fia Parnaso di joconde
Muse lectate de più dolce canto
Per novella virtù che no s'asconde.
Tacciasi Orpheo, che con cetra tanto
Con Pluto fe' ch'ebbe soa compagnia,
Ma 'l troppo amor se gli converse in pianto.
Taccia Amphion, che con sua melodia
Edifichò poi Thebe, perché nova
Luce radiante a lui parte se obvia.
Minerva et Diana ne fa gran prova
Che t'hanno assumpta per novella ancilla,
Ma questo senza studio pocho giova.
Ricordoti della francha sybilla,
Che ha il sexo femenin tanto onorato,
Per lo dolce parlar che de lei stilla.
Pallas se gloria dello ingegno dato
Da natura gentile a toa persona,
Et già li siedi dal sinistro lato.
Dal dextro fiancho se pon la corona,
Che solamente con studio s'acquista,
Quando per forza il falso s'abandona;
E poi che posta t'hai nell'alta lista,
Fa sì che 'l nome consiegua alla cosa
Per cui fortezza ignoranza s'attrista.
Apollo per paura non si posa,
Abandonato dalle donne nove,
E confortarsi del tucto non osa.
Ma la gratia di quel che tutto move
Sormonti tue virtù d'ogni honor dea
Da cui possanza ogni altra gratia piove;
Non so s'io dica sibylla, o Amedea.