XXXVIII

By Ludovico Leporeo

Tu, che imitasti in terra il ciel tuonante

E con solforea polve Etna splendente,

Fosti di Marte in parte più possente,

E più che Giove in cielo fulminante,

Degna sei che di te Libetro cante,

Falce di morte orribile e stridente,

Benché recidi il fil d'ogni vivente

Con improviso momentaneo istante.

Or che da te fur dissipate e vinte

Barbare schiere ribellanti e pronte

A' nostri danni, e quai farfalle estinte,

De le sueche masnade esposte a fronte

Appo Bamberga a le trincee recinte

Di cadaveri e d'armi ergesti un monte.